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Polpettine con il tarassaco

Ingredienti per una persona

un mazzetto di foglie tenere di tarassaco (circa 50 g)

un uovo

una patata 

due cucchiai di formaggio grattugiato

pangrattato

qualche foglia di prezzemolo

un cucchiaio di capperi

sale

olio per friggere

 

Lessare la patata e il tarassaco separatamente.

Scolare e tritare il tarassaco.

In una ciotola schiacciare la patata, unire l’uovo, il tarassaco, il prezzemolo e i capperi tritati, il formaggio e due cucchiaio di pane grattato. Salare.

Mescolare bene tutti gli ingredienti; il composto deve diventare morbido, omogeneo ma compatto.

Con l’aiuto di un cucchiaino prendere parte del composto e, lavorandolo con le mani, formare delle polpette;

passarle nel pangrattato;

scaldare abbondante olio in una pentola e cuocerle.

 

 

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Baccalà al pomodoro (ricetta di montagna)

Come si può immaginare, in passato, oltre la metà del secolo scorso, in montagna il pesce fresco arrivava molto raramente. Ogni tanto, da piccina negli anni sessanta, sentivo gridare: “Pesciaioooo… arriva il pesciaioooo… Pesce frescoooo…” e a me si raggelava il sangue. Arrivava su un’ape o su una vespa con delle cassette ricoperte di ghiaccio, le donne correvano per non perdere l’occasione di cucinare del buon palombo fresco. O, almeno, era il palombo il pesce che arrivava in casa mia. La mamma lo faceva fritto o al pomodoro e a me non piaceva. Anche adesso, povero palombo, quando lo vedo provo sensazioni sgradevoli.

Naturalmente il pesce più utilizzato era quello essiccato o, soprattutto, sotto sale… era il baccalà! In certi giorni, soprattutto di venerdì, si poteva trovare già dissalato nel negozietto di alimentari del paese.

La mamma, buona cuoca ma di certo non esperta di pesce fresco, cucinava bene il baccalà. Lo faceva fritto, al pomodoro o con i porri.

Questa è la sua ricetta del baccalà al pomodoro.

Ingredienti per quattro persone

due tranci di baccalà

un barattolo di pomodori pelati (400 g)

una cipolla (o scalogno o porro…quel che avete in casa)

due spicchi d’aglio

rosmarino

basilico

prezzemolo

due cucchiai di capperi

pepe e sale

farina

olio per friggere

olio extra vergine d’oliva

 

Se non comprate il baccalà già dissalato, due giorni prima di iniziare a cucinarlo  lavate dal sale i due tranci e poi metteteli in ammollo in acqua fresca, acqua che dovrete cambiare di tanto in tanto.

Quando il baccalà avrà perso quasi tutta la sua salinità e sarà morbido, fatelo sgrondare e finite di asciugarlo con della carta da cucina, palpeggiatelo bene e eliminate le spine, tagliatelo a pezzi, infarinatelo e friggetelo in una padella capace. Nella padella mettete uno strato d’olio (scegliete voi quale, c’è chi preferisce l’extra vergine, io, per abitudine familiare uso un buon olio di semi) insaporito con uno spicchio  d’aglio, spellato e schiacciato, e il rosmarino.

Scolate bene dall’olio i pezzi di baccalà ormai fritti.

Sempre in una padella molto ampia fate rosolare, nell’olio evo, l’altro spicchio d’aglio tritato e la cipolla tagliata a fettine molto sottili. Quando sono appassiti aggiungete il pomodoro con il basilico, una puntina di sale (pochissimo perché, spesso, il baccalà risulta ancora troppo salato ed è sufficiente anche per il pomodoro…io, a volte, preferisco controllare il sale alla fine della cottura), il pepe e poco dopo i capperi tritati grossolanamente.

Lasciate cuocere per venti/trenta minuti (aggiungete acqua calda se necessario) poi unite i pezzi di baccalà.

Fate insaporire per 5/10 minuti e unite il prezzemolo tritato.

Lasciate a riposare qualche minuto e poi servite.

Se ne avanza è buono anche il giorno dopo.

 

 

 

 

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Archiviato in secondi di pesce, Vecchi Mangiari

Vitella ai sette sapori

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È una ricetta a base di carne della mia infanzia. Andava per la maggiore perché era servita sulla tavola della Pensione Rosa, un piccolo albergo del mio paese dove, chi poteva, veniva a villeggiare in montagna dalle città vicine, soprattutto da Firenze. Negli anni cinquanta e sessanta arrivavano con le valigie in pullman o in taxi e rimanevano quassù anche un mese. Davvero altri tempi!

Ingredienti

Un girello di vitella (circa 1 kg)

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una cipolla

due spicchi d’aglio

due/tre acciughe sotto sale

capperi

un cucchiaio d’aceto

burro

latte

Legare il girello, affinché tenga la forma, e metterlo dentro un tegame con tutti gli altri ingredienti.

Lasciar cuocere per un paio d’ore.

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Togliere la carne, lasciarla freddare e poi tagliarla a fette sottili.

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Frullare il sugo della pentola.

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Mettere la carne a strati, bagnati dal sughetto, nel piatto di portata.

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Crostini neri

Eh sì, “Incomincio dal crostino”!

E quale crostino è più tipico, per una toscana, di quello “nero” ai fegatelli? Io lo definisco il crostino “Uno, nessuno, centomila” perché è UN crostino interessante, che come lui (non) c’è NESSUNO ma, al tempo stesso,  ce ne sono CENTOMILA…  Ogni famiglia toscana ha la sua ricetta!

C’è chi usa il fegato del coniglio e chi quello del pollo, chi ci mette il pomodoro, chi la cipolla, chi ci fa il “soffrittino” come il sugo (da noi si chiama così il ragù), chi cuoce e poi trita e chi fa all’incontrario… insomma, gli incroci fra gli ingredienti e modi di cottura sono innumerevoli! Vi racconterò come li fo io. Di solito piacciono e questo mi basta.

 

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Ingredienti per 4 persone

3 etti di fegatini di pollo;

3 o 4 acciughe sotto sale;

3 cucchiaini di capperi sotto aceto;

pane toscano o una “frusta” (come si chiama qui da noi, ma è un filoncino o una baguette);

olio extra vergine d’oliva;

burro.

Per quanto riguarda le acciughe, se mi sono dimenticata di prenderle sotto sale, utilizzo quelle sott’olio oppure la pasta d’acciughe, di quella buona (quella nella scatolina azzurra con la bandiera italiana, ad esempio!)

Dopo aver lavato i fegatini di pollo li passo al tritacarne a mano. Io non amo particolarmente utilizzare attrezzi elettrici e quindi trito gli ingredienti con i vecchi sistemi!

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Passo gli ingredienti prima della cottura perchè così, ciò che risulta alla fine, è un composto un po’ rustico e granuloso che preferisco ad una purea informe.

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Metto in pentola tutti gli ingredienti compresi il burro e l’olio extra vergine d’oliva.

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Faccio cuocere a fiamma moderata per circa venti minuti o finché il trito non soddisfa il mio gusto.

Insomma conviene, secondo me, sempre assaggiare quello che si sta cucinando!

Adesso non mi resta che decidere che pane utilizzare… Io preferisco sempre usare il pane toscano, magari leggermente abbrustolito.

Un tempo si usava invece ammollare leggermente il pane nel brodo… E magari, aggiungere la milza al composto… Quando trovo la milza di bovino allevato sulla mia montagna vi faccio vedere cosa viene fuori! 🙂

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